MISSA NOVI MILLENNII

La Messa del Nuovo Millennio

 

Il progetto della Missa Novi Millennii, come la maggior parte delle cose destinate – forse – ad aprirci nuove vie artistiche, è nato per una serie di casi fortuiti. Lo so: può sembrare che si voglia perseguire la moda o la leggenda che tutte le cose belle o interessanti capitino per caso, ma questa volta è davvero così.

 

Partiamo dal principio.

 

Io e Francesco ci conosciamo dal 1979, il che porta ad un rispettabile numero di anni di amicizia.

In questi quasi 40 anni abbiamo suonato assieme diverse volte, per periodi più o meno lunghi, alternando momenti di assidua frequentazione a momenti di “strade parallele”, attribuibili alle diverse esperienze di vita e lavorative che via via si aprivano, sviluppavano e chiudevano.

 

La cosa che ci ha sempre uniti, musicalmente, è stata la voglia di fare le cose seriamente, la condivisione di una forte attrazione verso la musica dei Pink Floyd e un generale interesse per gli stessi generi musicali (più spostato verso la musica elettronica per Francesco e verso il Progressive Rock per parte mia, con la musica classica che ci trovava nuovamente perfettamente allineati).

 

Apro una parentesi… Una cosa che ci ha sempre incuriosito – e l’importanza di questa curiosità troverà la sua ragione d’essere più avanti nello scritto – era il pensiero: “geni musicali come Bach e Mozart, capaci di spingersi oltre quelle che erano le possibilità del loro tempo, fino a volte a non essere compresi dai propri contemporanei, cosa sarebbero stati in grado di fare se avessero avuto a disposizione gli strumenti musicali e le possibilità di editing disponibili ai nostro giorni?”. Chiudiamo per il momento questa parentesi

 

A novembre dello scorso anno, il 2016, io e Francesco abbiamo nuovamente avuto l’occasione di incontrarci e di riprendere a suonare un po’ assieme. Come era nostra abitudine, ci siamo messi nella sua stanza/studio e abbiamo iniziato a improvvisare (siamo sempre stati in grado di continuare per ore questo tipo di esercizio, trovando sempre in modo naturale spunti per basi e relative parti melodiche, quasi seguissimo uno spartito non scritto comune ad entrambi). A un certo punto lui ha iniziato, con la chitarra, a suonare un giro arpeggiato che gli frullava in testa da un po’ e io, con un iPad, ho iniziato a suonarci sopra, finché giro di chitarra e melodia – con un suono di oboe – non sono arrivati ad avere una loro connotazione ben precisa e ripetibile.

 

L’insieme delle due cose aveva un che di liturgico, per il tipo di melodia che si era stabilizzata, ma in modo un po’ strano, per l’abbinamento un po’ particolare dei due strumenti usati.

Discutendo a caldo di quello che era nato spontaneamente, ci siamo trovati d’accordo nel dire che – lavorandoci su – sarebbe potuto nascere un pezzo da chiesa abbastanza carino, anche se non del tutto ortodosso. Da qui a pensare “potremmo metterci a fare una Messa… sono un bel po’ di decenni che nessuno fa una cosa simile” e a recuperare i nostri discorsi su “cosa avrebbero fatto Bach e Mozart se…” il passo è stato abbastanza breve.

 

Abbiamo deciso di provare a perseguire questa idea, trovando il modo di miscelare – sulla struttura tradizionale delle Messe sei/settecentesche in latino – strumenti e arrangiamenti propri della musica classica e delle nostre inclinazioni elettronico/progressive.

 

Da quel primo arpeggio di chitarra con oboe è nato il Kyrie, mantenuto in queste sue componenti esattamente come era scaturito da quel momento di improvvisazione. Su questa traccia ho iniziato a lavorare con Finale, per aggiungere un arrangiamento orchestrale e una sezione corale.

 

Come da quel primo arpeggio di chitarra è nato il Kyrie, da quello che stava diventando il Kyrie sono poi nati, giorno dopo giorno nell’arco di tre/quattro mesi, gli altri brani che compongono questa Messa del Nuovo Millennio. Alcuni di essi sposano appieno l’impostazione della musica elettronica, altri sono decisamente classici, altri ancora appartengono ad un genere non ben definibile, in quanto la parte classica, rock ed elettronica di mescolano talmente profondamente che è difficile attribuire una collocazione precisa al tipo di musica si stia ascoltando all’interno dei generi musicali canonici.

 

Quello che sia io che Francesco possiamo affermare senza ombra di dubbio è che la composizione di quest’opera è stata un puro divertimento, accompagnato da un pizzico di voglia arrogante di rompere qualche schema (o meno provocatoriamente, di seguire quello che secondo noi poteva essere un nuovo modo di affrontare un tipo di composizione che è sostanzialmente rimasto immutato per quasi tre secoli).

 

Perché Missa Novi Millennii? Beh… anche questo nome è venuto fuori da sé :-)

 

Il risultato complessivo ottenuto è, a nostro avviso, molto interessante e io e Francesco ne siamo molto fieri. D’altro canto ci siamo subito resi conto che la “modernità” intrinseca nella nostra Messa l’avrebbe probabilmente limitata e divenire un’esperienza da concerto, stridendo l’utilizzo di determinati strumenti con le tradizioni e le linee guida della Chiesa Cattolica per quanto riguarda l’utilizzo della musica durante le funzioni religiose.

 

Siccome io e Francesco ci terremmo molto che – se piacciono – alcuni brani potessero essere utilizzati nella liturgia e cantati nel contesto in cui sono stati immaginati e per il quale sono stati composti, abbiamo deciso di fare un’arrangiamento molto più canonico della Missa Novi Millenni, limitandoci ad utilizzare il coro accompagnato dall’Organo a Canne, strumento musicale liturgico per antonomasia. Anche questo risultato, sempre a nostro avviso, è interessante e pieno di fascino; un fascino diverso da quello provocato dall’impatto a volte dirompente della Messa “Sorella”: più dolce, più sognante e più coerente con l’atmosfera di una chiesa.

 

Perché Missa Veteri Millennii? L’altra è la messa con gli strumenti del nuovo millennio; qui invece parliamo di strumenti musicali e atmosfere proprie del vecchio millennio... anche in questo caso il nome è nato da sé :-)

 

Roberto Mingozzi

 

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